Lo studio autorizzato asl è sito in
Manduria (Ta) alla via L.Idomeneo ed è
strutturato rispettando con massima cura le
normative in vigore per offrirvi la massima
sicurezza ed igene.
Gli standard di sterilizzazione usati nel Rage
Tattoo Studio sono altissimi,dal trattamento dei
materiali allo stoccaggio alla sterilizzazione,niente
è lasciato al caso.
La bellezza è, che se ne
sia coscienti o meno, essenzialmente una costruzione
operata dalla società sia a livello simbolico
che pratico. L'essere umano bello, socialmente
bello e completo, era per i maori di un tempo
l'essere umano rigenerato dal tatuaggio; il viso
era coperto di complessi motivi dalla radice dei
capelli al mento e da un orecchio all'altro: questa
ornamentazione aveva nome "moko"; erano
tatuati anche l'addome e le gambe dalle cosce
fino alle ginocchia: quest'altra ornamentazione
aveva il nome di "rape".
Il tatuaggio nella civiltà maori era praticato
soltanto da santoni o da coloro che erano ufficialmente
riconosciuti come "tohunga" (tatuatore)
ed era parte di un rituale sacro che aveva lo
scopo di proteggere gli spiriti del tatuato e
del tatuatore dal male.
Iniziavano a tatuarsi sin da adolescenti ed il
tatuaggio costituiva un preciso ed elaborato strumento
di comunicazione sociale: ad esempio al figlio
primogenito di un capo tribù venivano tatuati
in volto dei segni particolari in modo da essere
riconoscibile come futuro capo. La società
maori era molto stratificata ed il tatuaggio indicava
con precisione la casta di appartenenza di ognuno,
l'origine sia materna che paterna, o anche il
raggiungimento di un rango superiore a quello
di nascita per aver compiuto azioni particolarmente
meritevoli, infine indicavano il mestiere.
I tatuaggi erano motivo di grande orgoglio per
il guerriero che li portava e una donna che non
avesse segni tatuati intorno alle labbra non era
considerata attraente.
Sono due le tecniche con cui si praticavano i
tatuaggi pressi i maori: il "puhoro",
che consisteva nel pungere la pelle con uno strumento
acuminato e nell'inserire nelle punture un pigmento
che lasciava la traccia del disegno sotto pelle;
ed il "moko whakairo", che veniva fatto
con scalpelli ed altri strumenti taglienti che
"scolpivano" la pelle: le ferite venivano
successivamente riempite di colore e il disegno,
una volta guarita la pelle, era reso ancora più
evidente da rilievo delle cicatrici.
Il pigmento usato, era ottenuto con la bruciatura
della resina di alberi locali, il kaori o il kaikatea:
la fuliggine così ottenuta, mescolata con
olio di squalo, produceva una pasta chiamata "narahu"
o "kepara". Questo pigmento era considerato
sacro e veniva conservato per anni gelosamente
e riutilizzato per ogni nuovo tatuaggio di un
membro della famiglia.
Nel tatuaggio puhoro l'ago veniva intinto nel
colore prima di essere inserito nella pelle, invece
per ottenere il moko le linee del disegno da tatuare
venivano prima intagliate nella pelle con uno
scalpellino, poi con uno strumento dalla punta
a forma di pettine, il tatuatore inseriva il colore
nelle ferite; questa operazione veniva ripetuta
più volte per evitare che il sangue, uscendo,
portasse via il colore.
Gli strumenti usati dai maori per il moko, in
rilievo, erano scalpelli e raschietti in miniatura
le cui lame, di osso, pietra o legno e spesso
poco più di un millimetro, erano saldamente
legate ad un manico di legno. Il moko era particolarmente
doloroso e causava gonfiamenti e irritazioni della
pelle, tanto che il lavoro doveva essere più
volte interrotto. Alcuni morivano in seguito alle
infezioni provocate dal tatuaggio.
Fonte : Anarchia.com
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e realizzati avendo cura di rispettare le aspettative
del cliente e l'originalità del soggetto,garantendo
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