Il tatuaggio è stato praticato
in Giappone fin dai tempi antichissimi con stili
e finalità diverse: le "haniwa",
statuette d'argilla rinvenute in antiche tombe
giapponesi, hanno chiaramente visibile, tatuaggi
facciali che avevano probabilmente un significato
religioso o magico; una delle più antiche
cronache storiche scritte giapponesi: il "kojiki"
riferisce di tatuaggi praticati a scopo estetico
e su una pergamena del XVII secolo vi è
dipinta una donna il cui corpo è estesamente
tatuato. Le varie forme di tatuaggio, a partire
dal XVIII secolo vennero indicate con nomi diversi:
quello punitivo era chiamato "irezumi",
mentre quello decorativo "horimono"
a Edo (Tokio) e "gaman" ( ossia pazienza,
che occorre per sottoporsi ad un tatuaggio) nella
regione di Kyoto e Osaka.
Verso la fine del XVII secolo il tatuaggio era
una pratica molto diffusa in tutta il Giappone.
All'inizio del XIX secolo, una serie di coincidenze
in un particolare momento di trasformazione dell'assetto
sociale del paese, diedero origine a una nuova
forma di tatuaggio horimono le cui caratteristiche
del tutto particolari, lo rendono unico al mondo
per la capacità di raggiungere livelli
di qualità, colore, forme, movimento, luce
e ombre dei fondi, raffinatezza iconografica,
espressiva e tecnica di gran lunga superiore a
qualsiasi altra forma di tatuaggio conosciuta
fino ad oggi.
Molti fattori sono all'origine dell'evoluzione
tecnica, stilistica ed iconografica. Uno degli
elementi principali fu il fiorire della società
mercantile e la nascita di una cultura borghese,
unita al fatto che la maggioranza della popolazione
cittadina era in grado di leggere e scrivere.
Così, il livello già relativamente
alto di cultura venne innalzato dallo sviluppo
di un nuovo metodo di stampa a basso costo, la
stampa xilografica. Grazie alla quale nacque un
nuovo genere letterario, che si può considerare
la prima forma di letteratura in prosa del periodo
Edo: scritta in caratteri facilmente leggibili,
"kana", era interspaziata da illustrazioni
a pagina piena. Si trattava per lo più
di opuscoli a soggetto religioso, favole moralistiche,
leggende popolari oppure di racconti di battaglie
o storie d'amore. Un importante fonte di ispirazione
per questa nuova letteratura giapponese furono
i racconti della tradizione popolare cinese "shui-hu-chuan"
(la cui versione completa risale al 1589), in
Giappone chiamati "Suikoden", "i
margini dell'acqua", i racconti si basano
sulle imprese leggendarie di una banda di eroi
divenuti fuori legge, per la loro battaglia contro
gli ufficiali corrotti dell'imperatore. La popolarità
dei Suikoden raggiunse il culmine del successo
in Giappone quando due grandi maestri della scrittura
e dell'illustrazione: lo scrittore Kjokutei Bakin
(1767-1848) e il maestro di pittura Katsushika
Hokusai (1760-1849) iniziarono insieme la pubblicazione
della "Nuova edizione illustrata dei Suikoden"
(1805-1838). Molti degli eroi disegnati da Hokusai
erano decorati da tatuaggi. I ritratti degli eroi
Suikoden, così intensamente dipinti dal
pennello di Hokusai divennero un soggetto classico
dei libri illustrati, e colpirono molto la fantasia
dei lettori giapponesi, soprattutto i personaggi
tatuati.
Hokusai per inventare i tatuaggi sul corpo dei
Suikoden, traeva spunto dalle decorazioni dei
"Kimono" giapponesi, dall'abito dei
samurai (Haori), o dagli antichi abiti da cerimonia
(kamishimo), ma anche dai vecchi disegni a carboncino
tradizionale.
La "Suikoden mania " contagiò
anche i disegnatori di stampe che ne fecero diverse
edizioni, tra le quali quella disegnata da Utagawa
Kuniyoshi (1798-1861) suscitò molta ammirazione,
e ebbe il grande merito di essere riuscito ad
imporre al pubblico il proprio gusto. L'impatto
dei Suikoden disegnati da Kuniyoshi sull'evoluzione
del tatuaggio è chiaramente dimostrato
dal fatto che i soggetti e i temi delle sue stampe
furono trasferiti in toto inalterati come soggetti
di tatuaggi.
Il tatuaggio giapponese è nato quindi come
emulazione di quello che Hokusai prima, Kuniyoshi
e altri artisti poi, hanno creato sui corpi degli
eroi da loro illustrati. Le illustrazioni fedelmente
riprodotte nei tatuaggi hanno dato origine a uno
stile di tatuaggio che dinastie di maestri tatuatori
attraverso i loro allievi hanno tramandato fino
a noi. Il tatuaggio giapponese Horimono è
stato quindi "inventato" da un grande
artista : è stato prima immaginato, poi
disegnato sulla carta e solo in seguito, è
stato riprodotto sulla pelle di uomini veri ed
è esistito come fenomeno reale.
Di fronte ad un tatuaggio giapponese ci si rende
subito conto della grande differenza concettuale
che lo separa dal tatuaggio occidentale: infatti,
mentre in occidente i tatuaggi sono disegni isolati
incisi nella pelle in una parte qualsiasi del
corpo, in Giappone è l'intero corpo ad
essere decorato con un unico disegno che ne segue
e sottolinea le linee anatomiche e le simmetrie.
Ne risulta un perfetto equilibrio tra la parte
tatuata del corpo e quella in cui la pelle viene
esaltata nella sua purezza.
La tecnica usata attuale è più o
meno la stessa usata dai maestri dei secoli scorsi.
Il pigmento viene inserito nella pelle dall'ago
nello stesso momento in cui esso buca la pelle.
Gli aghi, da due a quaranta, vengono assemblati
da loro in file parallele o in modo da formare
un mazzetto circolare, e fissati su una bacchetta
di legno rigida e sottile. La pelle da tatuare
viene tesa tra il pollice e il mignolo della mano
sinistra per evitare che ceda alla pressione dell'ago.
Usando diversi punti d'appoggio sul mazzetto di
aghi, il tatuatore applica sempre la bacchetta
come una leva il cui fulcro è costituito
dal pollice sinistro immobile sulla pelle. Anche
i pennelli per l'inchiostro e i pigmenti vengono
impugnati in modo particolare: il pennello in
fatti funge da calamaio, intinto di pigmento viene
tenuto dal dito medio della mano sinistra in modo
da essere a portata di mano quando si esaurisce
il pigmento sugli aghi.
Il tatuaggio giapponese nella sua "vita"
ha conosciuto periodi di esaltante fioritura e
periodi di ingiusta illegalità, continuando
però ad essere la massima espressione di
quest'arte.
Fonte : ANARCHIA.COM
|