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Chi sono!!

Sono Luca del Rage Tattoo studio,la mia passione per il tatuaggio comincia forse da bambino,rimanevo bloccato ad ammirare la gente tatuata.

L'incontro con una tatuatrice nel lontano 1990 ha amplificato questo interesse fino a farmi acquistare la mia prima macchinetta.

Gli amici a cui devo tanto hanno fatto il resto.

Dopo un esperienza decennale ho deciso di aprire il mio primo Studio su strada.

Da allora mi dedico solo ed esclusivamente a migliorare.

Negli anni,affascinato dalle culture tribali,ho approfondito lo studio dei tatuaggi maori,marchesani e polinesiani.Riuscendo a garantire disegni personalizzati e una tonalità di nero uniforme.

Non volendo ghettizzarmi nella sola esecuzione di questi stili di tatuaggi,ho spostato l'interesse anche sulla cultura orientale e sul colore in generale,propendendo in questo ultimo periodo per lo stile comics.

Il cammino è ancora lungo e non finirà mai,per questo voglio ringraziare tatuatori quali Luke Red,Dino Casarin,Beppe Pozzan,Box Tat2,Stefano Del Popolo,Renato e Claudio del Tribal Tattoo,Giorgio e Daniela del Magic Tattoo,Antonio Orlando,Nero,Stez e tutti quelli che in questo momento mi sfuggono,perdonatemi!!!

Ringrazio anche la famiglia di Tatuatori.com,nonchè la mia Famiglia,mia Moglie Alessandra e le mie due gioie Jury e Maya.

 

 

Storia del Tatuaggio

Il termine tatuaggio deriva dall'americano "tatoo" che a sua volta deriva dal
polinesiano "tatau" dal classico rumore che facevano le bacchette usate per marchiare la pelle.
Il tatuaggio nella storia
Importanti testimonianze dell'usanza del tatuaggio derivano dalle civiltà indigene
in varie parti del mondo che l'hanno praticata fin da epoche remotissime.
In Birmania, gli indigeni si incidevano la pelle delle cosce procurandosi delle ferite
che venivano riempite con un liquido nero ottenuto da una particolare specie di
pianta. Il significato, in questo caso, era quello di proteggersi dagli animali
pericolosi della giungla, dal momento che la coscia era la parte lasciata scoperta
dagli indumenti.
In seguito, il tatuaggio avrebbe mutato il suo significato diventando uno
strumento di identificazione per gli schiavi da parte dei loro padroni.
Anche la tecnica sarebbe mutata, utilizzando una bacchetta d'ottone che veniva
tagliata in cima fino a formare delle punte aguzze attraverso le quali veniva incisa
la pelle, facendo passare il pigmento (sostanza organica presente nelle cellule dei
tessuti vegetali o animali) dopo che il disegno era stato tracciato sulla pelle con
un pennello di bambù.
Entrambe le pratiche descritte erano piuttosto dolorose e provocavano nel
soggetto che veniva tatuato, degli effetti collaterali che comprendevano febbre e
gonfiori.
Pratiche simili sono state riscontrate nel Borneo e sembra che siano state
importate, nel tredicesimo secolo, proprio da popolazioni che dalla Birmania si
erano spostati in Malesia e quindi nel Borneo. Qui la pratica ha assunto
significati diversi a seconda che il tatuaggio fosse adottato dalla popolazione
maschile o femminile: per la prima era un simbolo di virilità e di eroismo, per la
seconda un simbolo di appartenenza alla tribù oppure, secondo un'antica
credenza, come viatico al regno di morti.
Per la civiltà maori, in Nuova Zelanda, il tatuaggio veniva praticato come
abbellimento del corpo o come strumento di comunicazione sociale (il figlio
primogenito di un capotribù veniva tatuato fin da adolescente per poter essere
riconosciuto come futuro capo) ed è stato tramandato fino ad oggi, come motivo di
orgoglio di appartenenza ad una antica stirpe.In Giappone, il tatuaggio è stato praticato per secoli con motivazioni diverse,
molto diffuso fino alla fine del XVII secolo. A partire dal XIX secolo, il tatuaggio è
diventato una vera e propria arte, sostenuta da un gusto decorativo
estremamente sofisticato che deriva dalla maestria degli artisti figurativi
giapponesi. La sostanziale differenza tra il tatuaggio giapponese e quello
occidentale è che quest'ultimo viene praticato generalmente in una parte limitata
del corpo mentre quello giapponese lo riveste tutto, seguendo le linee anatomiche
e apparendo come un "vestito" assai elaborato, sia sotto il profilo tecnico che
espressivo, con risultati estetici che non hanno eguali presso altre popolazioni e
culture.
Anche gli indiani, come gli abitanti del Borneo, hanno imparato a tatuare dai
Birmani, sembra nel 2000 a.c.. In linea di massima, oggi sopravvive la pratica di
tatuare piccoli simboli su alcune parti del corpo femminile, con una origine
probabilmente legata a riti matrimoniali.
In Nord Africa i tatuaggi sono sempre stati praticati come amuleto contro i
malefici e per prevenire le malattie e in Egitto come garanzia di fecondità.
Più controversa la storia del tatuaggio in Europa, dove è stato a lungo vietato
dalla Chiesa benché praticato, in forme discrete, anche da religiosi. Le
testimonianze dei viaggiatori in paesi esotici hanno provocato, a partire dal
diciannovesimo secolo, molte emulazioni, soprattutto riferite dall'arte del
tatuaggio giapponese che appassionò, tra gli altri, Re Giorgio V e lo Zar Nicola di
Russia.
Nei paesi europei dell'area mediterranea, una significativa eccezione all'ostilità
religiosa nei confronti dei tatuaggi è rappresentata dai frati del Santuario di
Loreto ove si è sviluppata una tradizione, a lungo sopravvissuta, di tatuare i
pellegrini che ne facevano richiesta con simboli religiosi, forse in ricordo delle
sommate di S. Francesco che fondò il Santuario.
Nell'epoca moderna, la pratica del tatuaggio si è diffusa dagli Stati Uniti dove era
stata importata da James Cook al suo ritomo da luoghi come Tahiti dove era
molto praticata. Sempre negli Stati Uniti, nel diciannovesimo secolo, è nata la
professione del "tatuatore" e l'apertura delle relative botteghe; fu un newyorchese,
Samuel O'Reilly, ad inventare la macchinetta elettrica per tatuare intomo al 1880
poi brevettata in Inghilterra da un suo cugino e sempre a New York, circa
quaranta anni prima, era stato aperto il primo "Tattoo Studio" che annoverava tra
i suoi clienti soprattutto militari della guerra civile.
Tale era la curiosità attorno ad una pratica millenaria poco diffusa in Occidente,
che il tatuaggio, nella sua forma più estrema ovvero applicata nella maggior parte
del corpo, divenne a cavallo tra '800 e '900, un fenomeno da circo o da fiera ove
venivano condotti gli indigeni dopo essere stati catturati da avventurieri di ritorno
dai paesi esotici.Come si pratica il tatuaggio
Che venga effettuata con le antiche tecniche manuali o
con quelle elettriche moderne, la pratica del tatuaggio
prevede sempre la penetrazione di un ago in uno strato
superficiale della pelle e l'iniezione di pigmenti
colorati per produrre segni, disegni o scritte. Il fastidio
o il dolore che si avvertono nel corso dell'applicazione del
tatuaggio, qualsiasi sia la tecnica adoperata, varia a
seconda del punto del corpo nel quale viene praticato: si
avverte meno sulle braccia o sulle gambe e si avverte di

più nelle zone ricche di terminazioni nervose come i polsi, le caviglie e i piedi.
Le tecniche più diffuse, al giorno d'oggi sono due: la tecnica giapponese (o
"irezumi") e la tecnica americana.
La tecnica giapponese
è una tecnica manuale che consiste nel far penetrare degli aghi nella pelle,
applicati ad uno strumento con impugnatura in bamboo. Mentre la pelle viene
mantenuta in tensione, gli aghi intrisi di colore vengono fatti penetrare
obliquamente nella pelle, puntellandola con gesti decisi e veloci. Benché anche in
Giappone si sia diffusa la tecnica americana, molte persone decidono di ricorrere
al metodo locale - decisamente più fastidioso - poiché garantisce risultati
particolarmente brillanti ed esteticamente unici ed esclusivi.
La tecnica americana
La tecnica più diffusa di tatuaggio nella società occidentale (chiamata tecnica
americana) consiste nell' incidere la pelle utilizzando sostanze particolari che
ritardano la cicatrizzazione oppure nell' iniettare sostanze coloranti tramite
punture.
La puntura viene realizzata da una macchinetta elettrica su cui sono fissati
degli aghi in numero variabile; quando la macchinetta entra in funzione, 1' ago
(o gli aghi) inizia a muoversi per effetto di bobine elettromagnetiche entrando
nella pelle e iniettando i pigmenti colorati nello strato di pelle sottostante la
superfìcie (epidermide), il derma. Tali pigmenti, andando a riempire le cellule del
derma, sono diffìcilmente rimovibili e permettono la durevolezza del tatuaggio
così effettuato.
La tecnica americana è la più diffusa poiché riduce notevolmente la sensazione
di dolore che da sempre accompagna l'incisione della pelle. Le sostanze
coloranti che vengono iniettate tramite 1' ago sono in genere insolubili
(pigmenti). Tra le più usate, il cinabro (per il rosso), il cromossido (per il verde) e
il cobalto (per il blu).
Altre tecniche di tatuaggio, molto meno diffuse e in qualche caso vietate dalla
legge sono la tecnica samoana e la tecnica tailandese.

fonte ASSIFORM

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